Ventola di aspirazione Vortice installata in una piscina comunale in Sardegna

Umidità relativa: cosa misura e perché è rilevante

L'umidità relativa (UR) esprime il rapporto tra la quantità di vapor d'acqua presente nell'aria e la quantità massima che l'aria può contenere alla stessa temperatura. Quando la temperatura scende, la capacità dell'aria di trattenere vapore si riduce: se il raffreddamento porta l'aria a saturazione, il vapore condensa sulle superfici fredde.

Nelle abitazioni costiere, l'UR tende a mantenersi alta per diverse ragioni fisiche: la vicinanza all'acqua garantisce una costante fonte di evaporazione; le brezze marine trasportano aria satura di vapore verso l'entroterra; le strutture murarie degli edifici storici accumulano umidità durante i mesi piovosi e la rilasciano lentamente in estate.

I valori di UR considerati accettabili per la salubrità degli ambienti residenziali oscillano generalmente tra il 40% e il 60%. Al di sopra del 65% per periodi prolungati, si creano condizioni favorevoli alla proliferazione di acari della polvere e muffe. Nelle abitazioni costiere italiane non climatizzate, questi valori vengono spesso superati nei mesi autunnali e primaverili.

Stagionalità del problema nelle coste italiane

Il profilo stagionale dell'umidità nelle abitazioni costiere varia in base alla regione geografica:

Lungo la costa ligure, l'umidità relativa si mantiene alta da ottobre ad aprile. Le abitazioni affacciate a nord, in posizione riparata dalla brezza marina ma esposte all'umidità delle precipitazioni, sono le più soggette a problemi.

Nelle coste tirreniche toscane e laziali, le stagioni di transizione (marzo-maggio e settembre-novembre) rappresentano il periodo più critico. L'alternanza di giornate calde e notti fredde crea cicli di condensazione e rievaporazione che sollecitano le strutture murarie.

In Sicilia e Sardegna, l'estate secca riduce notevolmente il problema nelle stagioni calde, ma le abitazioni costiere chiuse durante l'inverno accumulano umidità nei materiali da costruzione che emerge nella stagione successiva.

Tipologie di deumidificatori

I sistemi di deumidificazione si dividono principalmente in due categorie in base al principio di funzionamento:

Deumidificatori a condensazione (refrigerativi)

Sono i più diffusi per uso residenziale. L'aria viene raffreddata al di sotto del punto di rugiada, il vapore condensa su una batteria fredda e l'acqua raccolta viene convogliata in un serbatoio o scaricata direttamente. Funzionano in modo efficiente quando la temperatura dell'ambiente supera i 15-18 °C. Al di sotto di questa soglia, il rendimento cala sensibilmente.

Per gli ambienti costieri che devono essere mantenuti a temperatura controllata anche in inverno, questa tipologia è generalmente adeguata. La capacità estrattiva viene indicata in litri d'acqua per 24 ore; per un appartamento costiero di medie dimensioni (60-90 m²) con umidità problematica, un deumidificatore da 15-20 litri giornalieri è indicato come punto di partenza.

Deumidificatori ad assorbimento (a rotore desiccante)

Utilizzano materiali igroscopici (tipicamente gel di silice o zeoliti su un rotore) che assorbono il vapore dall'aria e lo rilasciano in una corrente d'aria calda che viene espulsa all'esterno. Funzionano efficacemente anche a temperature basse, incluso sotto i 10 °C.

Sono preferibili per le case vacanza costiere chiuse in inverno, dove la temperatura interna può essere molto bassa, o per cantine, magazzini e locali non riscaldati in prossimità del mare.

Un igrometro digitale (costo indicativo inferiore a 20 euro) posizionato nei locali più esposti all'umidità fornisce dati utili per verificare l'efficacia degli interventi nel tempo.

Integrazione con i sistemi di ventilazione

La deumidificazione meccanica non sostituisce la ventilazione; i due sistemi lavorano in modo complementare. Un deumidificatore in un locale chiuso rimuove l'umidità dall'aria interna, ma non rimuove gli inquinanti prodotti dagli occupanti (CO₂, COV, odori). La ventilazione introduce aria esterna fresca ma, nelle stagioni umide, può aumentare il carico di umidità.

I sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC) con recuperatore di calore e umidità risolvono parzialmente questo conflitto: scambiano il calore e parte dell'umidità tra l'aria entrante e quella uscente, mantenendo il ricambio d'aria senza incrementare il carico di umidità interna.

Materiali da costruzione e capacità igroscopica

Le murature tradizionali in pietra calcarea, tipiche delle coste liguri, toscane e siciliane, hanno una capacità igroscopica elevata: assorbono umidità quando l'aria è satura e la rilasciano quando l'aria si asciuga. Questo comportamento tampona le variazioni rapide di umidità relativa interna, ma può diventare una sorgente di umidità nei periodi secchi se le murature sono state caricate durante i mesi piovosi.

I materiali da costruzione moderni (cartongesso, isolanti in fibra minerale non trattati) possono accumulare umidità se esposti ripetutamente a condizioni di saturazione, con riduzione delle proprietà isolanti e rischio di sviluppo di muffe nell'intradosso delle pareti.

Interventi sull'involucro edilizio

L'approccio più duraturo alla gestione dell'umidità nelle abitazioni costiere passa dall'intervento sull'involucro edilizio piuttosto che dalla sola gestione impiantistica:

  • Isolamento termico esterno (cappotto): sposta il punto di rugiada all'esterno della muratura, riducendo il rischio di condensa all'interno delle pareti.
  • Barriere al vapore e freni al vapore: membrane posate sul lato caldo dell'isolamento che limitano la diffusione del vapore verso le zone fredde della stratigrafia.
  • Intonaci traspiranti: nelle murature storiche, la sostituzione di intonaci cementizi con intonaci a base di calce o argilla migliora la traspirabilità e riduce l'accumulo di umidità nella muratura.
  • Ventilazione del vespaio: per gli edifici con solaio a terra, la ventilazione del vespaio riduce la risalita capillare dell'umidità dal suolo verso la struttura.

Per approfondimenti tecnici sulle prestazioni igrometriche degli edifici, si può fare riferimento alla norma UNI EN ISO 13788, che descrive i metodi di calcolo per la valutazione del rischio di condensa interstiziale nelle stratigrafie murarie.

Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2026